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Il Rifugio Corsini deve rinascere

Ultima modifica: 25/07/2017

 oznor<<Gestori e Società non saranno lasciati soli>>, un segnale forte arriva dall’Unione Montana del Catria Nerone e dall’area interna Appennino Basso Pesarese – Alto Anconetano che unisce i nove comuni da Apecchio ad Arcevia, da Piobbico a Sassoferrato, da Acqualagna a SSAbbondio passando per Cagli, Frontone e Cantiano. Il Presidente dell’Um e sindaco di Frontone Francesco Passetti annuncia che  <<come la Fenice rinasce dalle sue ceneri, sarà fatto di tutto per ricostruire il rifugio Corsini. Perché la politica del turismo ha bisogno di servizi: il rifugio, d’inverno, è fondamentale per il resort sciistico e, nelle altre stagioni, un perno per lo sviluppo del turismo sportivo e del tempo libero. Ma sopratutto perché il rifugio rappresenta  cinquanta anni di progetti della comunità.>>

oznorIl rifugio Corsini sul Monte Nerone è stato distrutto da un incendio nella prima serata del 19 luglio. A dare l’allarme, gente che dal fondo valle, ossia da Cagli, Acqualagna, Apecchio e Piobbico hanno visto le fiamme letteralmente divorarlo. In mezz’ora l’incendio ha distrutto una baita su cui, per 50 anni, in tanti hanno investito idee e speranze per fare del Nerone il polo attrezzato meta ambita dagli sportivi per tutto l’anno. Un luogo speciale dove lasciarsi inebriare dallo spazio e dal panorama.

Per fortuna la chiamata è arrivata verso le 18.30 nel mentre i due turni dei vigili del fuoco di Cagli si davano il cambio. Ed è proprio meritodell’azione congiunta delle due squadre aiutate da due vigili del fuoco di Urbino e di Pesaro se l’incendio non si è propagato all’impianto di sciovia ma soprattutto non si è esteso con il vento in quota ai prati con il rischio di incendiare tutta la cima del Nerone. Per domare le fiamme hanno lavorato quasi tutta la notte 14 vigili del fuoco portando in cima 2 autobotti tra cui una proveniente da Urbino, un’autopompa, due mezzi per gli incendi boschivi. Hanno anche sfruttato la riserva d’acqua che d’inverno è a servizio dell’impianto di innevamento. Affranti tutti gli appassionati che nel rifugio Corsini vedevano una meta per le passeggiate estive ed un ricovero per gourmet d’inverno. Una baita a cui proprio ieri sera, operai specializzati avevano finito di rivestire di legno i muri in cemento, gli unici rimasti ancora in piedi.

<<Una catastrofe >> sottolinea Piero Eugenio Burani,  il presidente della società Sciovia Monte Nerone, una sessantina di soci che da generazioni si trasmettono il titolo di proprietà. Spesso all’avanguardia. Sono stati tra i primi a pensare al binomio Appennino – Sci e tra i primi a giocare la carta del turismo “esperienziale”.

Ufficio Stampa Unione Montana Catria Nerone

Pamela Damiani